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Armando Ottaviano di Fresagrandinaria tra le 335 vittime del terribile eccidio delle “Fosse Ardeatine”

La strage fu eseguita da Herbert Kappler ufficiale tedesco delle SS

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Difficilmente gli italiani dimenticheranno il 24.3.1944, quando 335 persone furono trucidate nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine (via Ardeatina) dalle truppe d’occupazione tedesca.
Il massacro fu organizzato ed eseguito dall’ufficiale delle SS del Reich, Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Erich Pribke.
Nella strage morì anche Armando Ottaviano, giovane ventiquattrenne, originario di Fresagrandinaria.
Il giovane attivista del Partito Comunista, laureato in Italiano e Filosofia, si stabilì con suo padre, sua madre e le sue due sorelle a Roma in un piccolo appartamento in affitto, in via Albalonga n. 21.
Cominciò a organizzare centri di riunioni clandestine, fu nominato ufficiale di collegamento del Lazio.
Il 21 marzo del 1944, di notte, i poliziotti tedeschi prelevarono Armando Ottaviano e suo padre dalla loro abitazione e li tradussero nella carceri.
Vidimato, il padre malato, si dichiarò pronto a morire per il proprio figlio, ma nessuno gli diede ascolto.
Il 22 marzo 1944, i tedeschi misero in giro la voce, che Armando era in Germania.
Le sorelle Leda e Lina cercarono Armando per mari e monti, ma invano.
Il 24 marzo 1944 Armando Ottaviano ed altre 334 vittime furono barbaramente trucidati.
Per chiudere la fossa i soldati tedeschi usarono le cariche esplosive.
Il Comune di Tuscania intitolò il teatro e la piazza al suo nome.
«Armando Ottaviano è tra le 335 vittime della strage compiuta dai tedeschi il 24.3.1944 entro le cave ardeatine» – ha sottolineato Bruno Di Domenico suo compaesano poeta – «ha lottato per il suo ideale fino al sacrificio della vita. La sconfitta dei nazifascisti che ha reso l’Italia libera dalla tirannia, ha consentito la rinascita dell’Italia».

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