Partecipa a SanSalvo.net

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

Boccalone: storia vera piena di bugie

Condividi su:

“Scherzando di tutto, sempre altrove, con gli occhi che girano intorno  cercando qualcuno che non c’è; a volte invece si trova, e spesso si rimane a guardarlo, qualcuno, altre volte ci si fa coraggio e gli si dice qualche cosa, qualcosa di inutile e ovvio da cui capisca che volevate solo andargli vicino. A me piaceva tutto di quel periodo.”

Boccalone si presenta come opera d’esordio di Enrico Palandri, pubblicata nel 1979, ambientata in una Bologna scossa dai tumulti del ’77. Il tema principale è la storia d’amore tra il ragazzo e Anna. Amore giovanile, destabilizzante. Quell’amore che si crede di provare una volta e poi mai più per quanto si presenta intenso. Un amore per cui si fa di tutto e che ci si rifiuta di perdere.

Questo libro è “autistico”, vive in una realtà circoscritta solo propria ed è scritto sui giovani e per i giovani. E’ una forma di espressione piuttosto chiusa. Lo scrittore riconosce tutti i difetti del suo romanzo ma voleva imprimere nella letteratura il sogno collettivo di tutte le generazioni che passano attraverso l’esperienza dell’innamoramento, il primo, quello irruento e intenso, quello che allo spegnersi lascia devastati.

L’opera è in prima persona, a parlare è infatti enrico (scelta del minuscolo). Il protagonista è problematico in quanto non riesce a essere definito in maniera completa ed incarna la figura dello sciocco che fa magre figure quando è in compagnia. Questo si innamora e viene sconvolto emotivamente. E’ un personaggio che fa fatica a crescere, paranoico, in cui non emerge alcuna idea si stabilità. Boccalone vuol dire “dalla bocca larga” infatti egli stesso si descrive esattamente così, come se cervello e bocca fossero direttamente collegati e mancassero filtri. Non vi è molta mediazione tra pensiero e parola. E’ una bocca che perde, come un rubinetto guasto.

Boccalone è un romanzo di formazione, più strano di quelli cui siamo abituati, ma resta comunque la storia di un giovane che si ribella. Nasce con l’intento di essere un romanzo collettivo, infatti, doveva configurarsi come raccolta poetica di Enrico e i suoi amici. Ciò implica dialogicità ovvero conflittualità tra personaggi ed autore, anche se, in vero, il dialogo non viene mai a mancare. Si trasforma poi nel tentativo di ricostruire una trama, un senso di linearità che nella vicenda reale manca; la trama, infatti, appare spezzata ed è lo stesso autore a farlo presente nell’opera, sottolineando il tentativo di dare corpo e struttura ad una storia di alti e bassi e di intensi mutamenti. Tutto ciò si rivela contro la natura collettiva che si era prefissato.

Palandri rifiuta il ruolo di scrittore e la professionalità, che vengono affibbiati lui, ma è tuttavia costretto ad accettarlo e modificare se stesso, o meglio l’idea che ha di se.

Il romanzo si insinua in un vuoto della letteratura, dove non si riusciva più a farsi carico dei “relitti del passato”. L’autore vuole abbandonare la cultura ufficiale. A suo parere è una differenza incolmabile ed in questa spaccatura, infatti, cresce il personaggio che non ha certezza né sul passato né sul futuro. Bologna, dove è ambientata la vicenda, è emblema di questa vivace varietà; luogo di fluidificazione di vari linguaggi.

Il linguaggio utilizzato è volgare e informale per evidenziare un clima specifico. Palandri sembra scrivere di giorno in giorno, per seguire meglio i fatti come si presentano realmente. L’intento è di raccontare solo episodi e lasciare che il senso traspaia da se. Scrive i nomi propri in minuscolo perché per lui sono tutti uguali e meno importanti di ciò che può sembrare.

Il libro doveva intitolarsi Vestito policarpico, ovvero racchiudere tanti frutti diversi tra loro. Da qui anche l’idea di libro, come vestito, che si adatti al corpo.

Viene citato il traboccamento, che per l’autore è una situazione di estasi continua, dove è impossibile calmare gli impeti e contenersi. Vuole rappresentare la punta del desiderio e la sua concretezza nel rapporto amoroso giovanile.

L’operazione è doppia: liberazione e ricerca. Il romanzo si muove, infatti, su due piani: la storia d’amore tra lui ed Anna e la messa in crisi del suo racconto. L’idea di finire il romanzo terrorizza, infatti, lo stesso autore anche se ci sono tutti gli elementi utili per far coincidere la fine del racconto con la fine della storia d’amore tra i due. Il finale, in vero, resta aperto, vengono proposti vari finali (finale del film Io ed Annie, enrico che uccide anna o lo scontato happy - end ) ma scartati tutti perché “ogni volta è una storia diversa”.

È davvero un romanzo per tutti, poiché in esso ognuno potrà rivedere l’ombra di se stesso nel suo primo innamoramento folle.

Condividi su:

Seguici su Facebook