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Il sentiero dei nidi di ragno

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Nel celeberrimo romanzo calviniano “Il sentiero dei nidi di ragno” va delineandosi un personaggio interessantissimo. Pin, protagonista, si configura come l’invenzione più ponderata di tutto il racconto.
L’orfano è in contrasto col mondo degli adulti ma, allo stesso tempo, appare attirato dal mistero dello stesso. Isolato dai coetanei si spinge, nella fantasia, alla scoperta degli uomini.
Con questo personaggio Calvino ha preso e rielaborato  l’esperienza della guerra, da lui vissuta in prima persona, trasformandola in una realtà misteriosa e incomprensibile per un essere non ancora maturo. Pin è il primo personaggio che si mostra perplesso dinanzi alla realtà che vive, desideroso di fuggire da quella pesantezza e propenso più all’immaginazione che all’azione.
Il ragazzo mostra più volte repulsione per il genere umano e animale per rifuggire repentinamente nella linea magica e fantastica del racconto. Quando appare la pistola si materializza la possibilità di possedere la realtà (“una pistola vera. Una pistola vera. Uno che ha una pistola vera può tutto, è come un uomo grande.”). Questo oggetto serve anche per prendere coscienza di se stesso e del proprio corpo.
La vera peculiarità del protagonista sta nella sua mancata maturazione. Manca l’evoluzione del personaggio tipica del romanzo novecentesco. Anche per questo motivo la narrazione non conclude, rimane sospesa. Qui l’autore fa sentire, ancora una volta, la fiaba matrice dell’intera opera.
L’intera narrazione  è filtrata dall’occhio di Pin quindi il confine tra reale e irreale, tra solido e sfuggente appare molto labile.
Pin resterà sempre a debita distanza dalla realtà, anche nel momento finale: illudendosi di aver trovato un vero amico, suo desiderio profondissimo, rivela il nascondiglio dei nidi di ragno. La sua innocenza verrà tradita poichè il Cugino utilizzerà la pistola in una missione punitiva contro la Nera, sua sorella. Il ragazzino sarà indirettamente e inconsapevolmente responsabile della morte dell’unica superstite della sua famiglia.
La scena conclusiva vede Pin e il Cugino allontanarsi insieme, mano nella mano, parlando delle lucciole. Pin: “A vederle da vicino, le lucciole sono bestie schifose anche loro.” Cugino :”Si,ma viste così sono belle.”  Da qui si evince la morale del racconto e il punto di vista che l’autore vuole esprimere: il mondo va guardato da lontano o perlomeno da una debita distanza.

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