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Bartleby: "I would prefer not to"

"Ma lui non rispose parola: come l'ultima colonna di un tempio in rovina, se ne rimase ritto in piedi, muto e solitario, in mezzo alla stanza ormai deserta."

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La maestria di Melville, non diffusamente apprezzato nel suo tempo, si manifesta in una delle sue opere più interessanti: Bartleby the Scrivener. Questo racconto viene pubblicato a puntate  a partire dal Novembre 1853 ma riscuote  una scarsa attenzione e resta nell'ombra fino alla Standars Edition del 1924. Lo scrittore è mosso da impellenti problemi finanziari che lo costringono, quindi, a non poter rifiutare brevi lavori a reribuzione immediata ma che non gli lasciano il tempo di concentrarsi su opere più impegantive; questa impossibilità si manifesta in un forte disagio che va, poi, a contrapporsi alla fermezza del personaggio Bartleby che invece resta sempre  fedele alle sue idee e alla sua volontà.
In queste pagine, infatti, Bartleby si presenta come un pallido ed ostinatamente silenzioso impiegato di Wall Street, che ossessivamente continua a negare qualsiasi cosa gli venga chiesta adducendo una volontà imperturbabile: "preferirei di no!". Bartleby non conosce salvezza e forse nemmeno la cerca.  Melville riesce a ironizzare su temi impegnativi quali follia e  incomunicabilità. Questo racconto rivela non solo la mancata comprensione in assenza di dialogo ma anche l'impossibilità di seguire il buonsenso comune e il percorso classico di ragionamento.
Lo scrittore fa muovere i personaggi così abilmente da suscitare nel lettore anche una calda tenerezza. Bartleby si mostra così innocuo, delicato, deciso ma mai irruento. Il suo capo è molto comprensivo, paziente, anche premuroso nei confronti di un uomo semplice e buono la cui intezione non è assolutamente quella di creare problemi agli altri. L'ostinazione del protagonista non è mai connotata negativamente, questo ci permette di accostarci a lui e tentare di comprenderlo.

Su questo racconto Celati scrive: "Nessuna tragedia vera e propria, nessun fatto avventuroso, solo il fruscio del divenire entro gli stretti limiti del suo luogo di apparizione. Del resto, tutto in questo racconto così estremo parla di limiti, di spazi esigui, di attimi minimi, di piccolezze."
 

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