Carlo Lucarelli a San Salvo

| di Roberta Di Fabio
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Oggi, 04 giugno alle ore 10, è avvenuto l’incontro con lo scrittore e sceneggiatore Carlo Lucarelli presso il Centro Culturale Aldo Moro. La vivacità dell’incontro è stata data dall’attiva partecipazione degli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “R. Mattioli” e  Liceo Scientifico “Alfano da Termoli”.
Lucarelli si è concesso alle numerose domande degli studenti chiarendo alcune curiosità sul suo lavoro. La sua passione si è manifestata presto, iniziando a leggere tutto ciò che sua madre consigliava e poi dilettandosi con la scrittura; egli infatti afferma  di aver iniziato giovanissimo preferendo l’ambientazione di guerra.
Sulla scrittura dice “racconto una storia, ma non la racconto subito”. Lucarelli accompagna, lascia intuire, regala indizi e piste ma non svela, qui sta la forza del genere. Nella stesura di romanzi e racconti ha più libertà di movimento in quanto è egli stesso a scegliere la storia e “la verità c’è perché la invento io”.
Per quanto riguarda i suoi programmi televisivi il suo approccio è ovviamente differente, più oggettivo. È un raccontare anche quello ma più studiato, in quanto comporta ricerche di dati e documenti, quindi una verità giudiziaria di fondo: “ogni volta che racconto qualcosa devo poter dire dove l’ho trovata”. Inoltre, in tal proposito aggiunge: “raccontavo cose che avremmo già dovuto sapere, ma siamo tutti un po’ distratti.”
L’ aspetto del suo lavoro che lo infastidisce maggiormente è la tendenza dei produttori televisivi a porre cambiamenti consistenti sulle sue opere. La televisione mira ad un determinato target di pubblico, richiedendo quindi modifiche nei personaggi e nelle storie, con il rischio di snaturare i soggetti. “Io sono un narratore ma mi viene detto come raccontare. Mi infastidisce dover dire”. Bisogna  in effetti tener conto delle differenze tra il lavoro televisivo e quello letterario.
Racconta, inoltre, come è arrivato alla stesura di Almost Blue. Dice di aver scelto di raccontare la storia di un cieco che vive secondo ciò che sente. Qui inserisce l’ascolto ossessivo di una canzone. Si è chiesto, quindi, cosa potesse ascoltare questa persona. Guardando la tv sente per caso proprio Almost Blue. Epifania: il personaggio ascolterà quella canzone. Almost Blue è triste e malinconica, proprio il tono che voleva dare alla storia. Successivamente ascolta Hell Bells. Bene. Ecco cosa risuonerà nella testa del personaggio: le campane dell’inferno. Questo per spiegare che le sue storie sono frutto di elementi che coglie nella realtà, successivamente modificati a piacere del racconto. “Adesso quando ascolto quelle canzoni ho le stesse sensazioni del personaggio” quasi venga a crearsi una simbiosi tra personaggio e autore. Inoltre afferma: “se non le avessi ascoltate il mio romanzo non sarebbe stato così, o forse non l’avrei mai scritto.” Questo per evidenziare il rapporto con la musica come chiave della storia che racconta.
Divertente l’appunto sul linguaggio di Coliandro, antieroe moderno:  “sono come i bambini che dicono culo culo e ridono, mi diverto un sacco a far dire parolacce perché non le avevo ami scritte”. Coliandro è particolare, uno dei pochi personaggi televisivi scorretti. Perennemente goffo, imbranato cronico, sempre nei pasticci, razzista, maschilista. Coliandro è sbagliato, si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato ed è per  questo che incorre spesso in sanzioni ironiche, ma con i suoi soliti colpi di fortuna riesce sempre a spuntarla. “Coliandro potrebbe non morire mai  perché gli dai le cose e le mangia e te le restituisce in maniera diversa.”
L’incontro si chiude con alcune riflessioni su Il lato sinistro del cuore, raccolta di racconti noir. Si punta l’attenzione su l’accezione di Sinistro. I significati sono molti, ma la più opportuna in questo caso è quella che designa la metà oscura, quella malvagia. Sinistra è anche la logica dei giallisti. Infine, sinistro come chiave: “noi siamo gente che sente le cose col lato sinistro del cuore”.
Bellissimo incontro, buon coinvolgimento, grande personalità.

Roberta Di Fabio

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