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10.000 mq. di discarica mai bonificata

Alla vigilia della definitiva bonifica della discarica del Motticce, scopriamo un ettaro di rifiuti interrati e dimenticati

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Se la notizia del giorno sembra essere l’incendio dell’ennesimo accumulo di rifiuti, quella che oggi vogliamo dare è quella di 10.000 mq. di discarica in attesa di bonifica da oltre 15 anni, alle porte della nostra città. La discarica in questione è quella dell’ex-Sapi, così viene definita in ogni documento in cui ci siamo imbattuti.

Venne definita abusiva dal Pretore di Vasto nel 1988, in quanto sembrerebbe, fosse stata aperta come cava ma utilizzata per altri fini. La discarica vicina quella del Motticce, venne aperta nei primi anni ’70 e chiusa nel 1997, con l’entrata in funzione della discarica consortile Civeta. Accanto ad essa, vi è la discarica del Coniv (ex-consorzio industriale) di rifiuti tossici e nocivi, sulla destra la discarica abusiva di rifiuti speciali (ex-SAPI), di circa 10.000 mq., chiusa dal Pretore di Vasto nel 1988, dopo numerose denuncie degli agricoltori, che denunciavano allora, forti odori nauseabondi ed eritemi cutanei. Nel 1989, venne rimessa nel patrimonio comunale dal Commissario regionale per gli usi civici.

Fu nel 2000, che l’amministrazione comunale, decise di far svolgere un piano di caratterizzazione (analisi dei terreni e delle acque e rilievo di sostanze inquinanti), di tutte le discariche. La caratterizzazione venne presentata nel 2004. I risultati evidenziarono un superamento della soglia di rischio per tutti i campioni analizzati. Questa caratterizzazione, fece inserire la discarica RSU (Motticce) nel 2007, nell’anagrafe regionale dei siti a rischio potenziale, rintracciabile sul sito dell’ARTA, con un indice di pericolosità pari a 90.32 su 100, ponendola al quinto posto su 155 censite in tutta la regione. E’ grazie a questa caratterizzazione che attualmente la discarica del Motticce è in fase di bonifica.

Nonostante la pericolosità accertata con il Piano di caratterizzazione del 2004, identica a quella della RSU, la discarica abusiva non ha mai subito opere di bonifica specifica per le problematiche presentate. Nello stesso 2004, con i risultati della caratterizzazione alla mano, l’allora amministrazione decise di chiederne la bonifica a Silvio Petroro, in quanto in possesso della discarica fino al 1988. Al rifiuto dello stesso, si intraprese una causa presso il Tribunale Amministrativo Regionale, persa dall’amministrazione comunale nel 2009.

Le sorti della discarica abusiva si fermano a quella data, nessuna opera di bonifica è stata compiuta, sembrerebbe dunque che la pericolosità degli inquinanti rilevati continui a permanere su tutta l’area, nonostante la bonifica della discarica RSU confinante. Come scrisse lo stesso geologo incaricato Massimo Ranieri, in una relazione tecnica del 2007, “qualsiasi intervento di bonifica che il comune si accinge a predisporre, relativamente alla discarica RSU, non può prescindere dalla bonifica della zone a monte della discarica stessa (discarica abusiva), in quanto gli interventi risulterebbero comunque parziali”.

Nel vastese sono 5 le discariche con un indice di pericolosità superiore a 90/100 su 155 rilevate su tutto il territorio regionale. Tutte sono state oggetto di finanziamenti PAR FESR della regione Abruzzo. Grazie alla  diffida per procedura di infrazione comunitaria, tutti i comuni sono stati costretti a redigere piani di bonifica delle discariche e dei siti inquinati.

Rimangono i siti non censiti, quelli di cui tutta la città parla, ma nessuno appura, e quelli come la discarica abusiva “ex-SAPI”, che nonostante sia stata rilevata e caratterizzata, nessuno vi pone ancora una recinzione o un cartello  con su scritto “PERICOLO”.

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