"I cieli narrano la gloria di Dio"

Il Vangelo della domenica di don Mario

| di Don Mario Pagan
| Categoria: Attualità
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Le letture di questa domenica ci parlano della sapienza.

Nella prima lettura: “Pregai... e venne in me lo spirito di sapienza”; nel salmo acclamiamo: “Donaci, o Dio, la sapienza del cuore”; nella acclamazione al Vangelo:“Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ci conceda lo spirito di sapienza”. L’episodio del Vangelo sul giovane ricco, anche se a prima vista potrebbe non entrare in questo discorso, in realtà è il perno di questo insegnamento sulla sapienza.

Viene subito alla mente una domanda legittima:”Ma che cosa è la sapienza?”

E’ il pensiero-volere di Dio. Essa è inaccessibile, nascosta. Ce lo dice san Paolo in Romani 11,33s.: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?”. La sapienza in se stessa è fuori dalla nostra portata, ma si è rivelata, si è fatta accessibile!

Specchio della sapienza di Dio, anzitutto, è il creato. Esso è come un grande libro scritto con caratteri diversi, ma dalla stessa mano di Dio: “I cieli narrano la gloria di Dio... Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola” (salmo 19). Questo è un libro aperto a tutti, anche gli analfabeti possono leggere il libro dell’universo.
Dio non si è accontentato di rivelarsi in questo libro muto, ma al linguaggio della cose ha aggiunto quello delle parole ed è nato così l’altro grande libro che è la Scrittura, la Bibbia, in cui il pensiero-volere di Dio è contenuto in modo più chiaro.

Nel tempo questi due libri si velarono, si fecero oscuri, meglio, gli occhi che li dovevano leggere si velarono fino a non riconoscervi più la sapienza di Dio. I pagani non seppero leggere più il creato (dai beni visibili non riconobbero colui che è). I giudei non seppero più leggere la scrittura; ne smarrirono la chiave, fino a non riconoscere più colui di cui essa, in realtà, parlava, cioè il Messia. Gli uomini si costruirono una sapienza umana, al posto della sapienza divina perduta.

Viene Gesù e che cosa cambia ? Egli è il pensiero di Dio reso pienamente manifesto. La Sapienza si è fatta carne e ha abitato tra noi. Gesù è la sapienza di Dio.
Ma di fronte a questa iniziativa di Dio gli uomini si comportano in modo strano: “La luce splende nelle tenebre, ma gli uomini non l’hanno accolta”, ci dice l’evangelista Giovanni.

La presenza di Gesù diventa segno di contraddizione. Gesù si rivolge a tutti; parlando il linguaggio che usava la Sapienza nell’Antico Testamento, egli dice: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi (oppressi dal pesante fardello della sapienza umana e dal giogo della legge) e io vi ristorerò. Prendete il mio gioco su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11). Egli si rivolge dunque a tutti; ma mentre i piccoli, i non sapienti (di quella sapienza-idolo!) accolgono con gioia l’invito, gli altri, i sapienti, si inalberano e rifiutano (Mt 11). E’ sempre così!

La via è tracciata: D’ora in poi la sapienza si trova in Gesù e per ottenerla, bisogna andare da Gesù e seguire lui. La condizione per farlo è molto precisa: vendere tutto, cioè rinunciare ad appoggiarsi su qualsiasi altra fonte di sicurezza, sia essa materiale come la ricchezza, sia religiosa, come l’osservanza della legge.

Qui si colloca idealmente il Vangelo odierno con i due casi: del giovane ricco che non vende tutto per seguire Gesù e degli apostoli che invece hanno abbandonato tutto per seguire Gesù.

L’accento in questo brano non è sul “vendi tutto”, ma sul “vieni e seguimi”. Gesù parla non sulla scelta di povertà volontaria, ma sulla suprema ricchezza che è il possedere Gesù, che è il tesoro nascosto nel campo della nostra vita e dobbiamo scoprirlo e valorizzarlo. Qui sta la sapienza: discernere ciò che è bello, ciò che è buono e giusto, e impegnarsi a vivere di conseguenza.

Vera sapienza, oggi come ieri, è conoscere Gesù per mezzo dello Spirito Santo e per mezzo di lui il Padre. Sapienza allora è un gustare e vedere Dio, è un conoscere e assaporare insieme. Si deduce che essa non è principalmente un atto dell’intelletto, ma del cuore, è di tutta la persona. E’ gioire di Dio conoscendo Dio; è gioire della Verità.
Allora, chi è l’uomo sapiente? Uomo sapiente è colui che cerca di vedere e giudicare le cose e gli eventi come li vede e giudica Dio; che col suo sguardo di fede, trapassa le apparenze per cogliere ciò che Dio coglie nelle cose e negli eventi.

Nell’Antico Testamento si legge questa parola: “La sapienza si è costruita la casa, ... e ha imbandito la tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare: Venite mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato” (Prov. 9,1-5).

La casa che la Sapienza si è costruita è l’umanità del Salvatore, il corpo di Cristo, quello reale della sua carne, poi quello mistico della Chiesa; la tavola che ha imbandito in questa casa è la mensa eucaristica. Ad essa Gesù oggi ci invita. La sapienza si fa cibo per i suoi piccoli.          

Buona domenica!

Don Mario Pagan

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