Dentro o fuori?

Cosa accadrebbe con l'uscita del comune di San Salvo dall'ARAP?

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità
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In una riunione tenutasi venerdì scorso tra il sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca e alcuni imprenditori dell’area industriale sansalvese, il sindaco afferma “Ha senso restare nell’ARAP?”. (leggi)

Ma cos’è l’ARAP?

L’ARAP è l’acronimo dell’Azienda Regionale delle Aree Produttive. Nasce con una legge regionale n. 23 del 2011, per “merito” del governo Chiodi. In essa vengono accorpati i Consorzi Industriali di tutta la regione, con i rispettivi crediti e debiti, ben coscienti di chi era in debito e chi in credito.

L’ARAP con la sua costituzione, ha assunto tutte le funzioni del Consorzio Industriale e con la legge del 2011, le aziende della zona industriale, cominciano a pagare il tanto contestato “canone consortile”, per i servizi resi, fino ad allora non sottoposti ad alcun canone.

La legge venne votata dalla maggioranza a cui allora appartenevano del vastese, Giuseppe Tagliente, Antonio Prospero, Nicola Argirò.

Il Consorzio Industriale da ente con una liquidità di oltre 6 milioni di euro, perde con l’accorpamento questa liquidità che va a ripianare i debiti degli altri consorzi confluiti nell’ARAP.

Tutto ciò accadeva nel silenzio più assoluto, nessuno infatti alzò la voce, il comune di Vasto fece si ricorso al TAR, ma senza produrre grandi risultati, l’amministrazione di San Salvo invece, tenne un consiglio comunale sul tema, da cui scaturì una dichiarazione di intenti, che rimase tale. Allora si poteva chiedere la sede avendo il Consorzio Vastese il 42,90% delle quote del futuro ente, allora era possibile non imporre i "canoni consortili", previsti da quella legge, inesistenti prima.

Si può uscire dall’ARAP?

Si, “è ammesso il recesso del socio tramite comunicazione scritta inviata a mezzo raccomandata”, secondo l’art. 5 del Disciplinare n. 62 del 2012, che afferma anche che “il recesso non attribuisce ai soci/partecipanti il diritto al rimborso degli apporti della partecipazione o di frazioni di patrimonio netto”.

Il comune di San Salvo, detiene lo 0,36% di questo patrimonio, sul un totale di oltre 26 milioni di euro (circa 95.883 euro).

L’uscita dall’ARAP del comune di San Salvo, non significa non pagare più i canoni consortili, che dovranno comunque esser pagati all’ARAP per fruire di servizi quali: “l’accessibilità (strade), la viabilità stradale o ferroviaria, l’allontanamento delle acque meteoriche, l’approvvigionamento idrico per uso potabile ed industriale, il convogliamento e la depurazione delle acque reflue, il verde, la cartellonistica, la pubblica illuminazione, la segnaletica, la progettazione, realizzazione e gestione delle opere di urbanizzazione, l’assegnazione delle aree”, seppure prestati con gli evidenti limiti. 

Il comune potrà dunque uscire dall’ARAP, ma perderà solo ogni possibilità di intervento nelle scelte in un’area fondamentale per San Salvo, la zona industriale che rimarrà sotto la competenza dell'ARAP.

I canoni dovranno continuare ad essere pagati, dunque, la TASI spettante al comune per servizi che non vengono e non possono essere resi, continuerà ad essere pagata. Non sappiamo quale miopia allora non fece comprendere le vicende a cui oggi stiamo assistendo, canoni consortili, debiti per un ente fino ad allora in attivo, ma era certamente scritto tutto nero su bianco.

La soluzione potrebbe essere quella di una nuova legislazione regionale, o magari particolari convenzioni/accordi tra ARAP e comune volti eventualmente ad evitare doppie tassazioni.

Antonia Schiavarelli

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