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Trivelle: 9 concessioni già scadute

Da Melilla interrogazione alla Presidenza del Consiglio su concessioni scadute

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A pochi giorni dal Referendum No Triv del 17 aprile, il Deputato Sel-Si Gianni Melilla invia un'interrogazione a risposta scritta al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi sulle autorizzazioni del Mise a concessioni scadute mentre le piattaforme continuavano a produrre:

"9 delle 44 concessioni, oggetto del referendum del 17 aprile, erano già scadute a fine 2015, alcune anche da vari mesi, altre da anni ( una addirittura dal 2009). Ciononostante le compagnie petrolifere continuavano ad operare come se niente fosse. Queste piattaforme sono nel mare di 4 regioni adriatiche: Abruzzo, Marche, Veneto ed Emilia Romagna" - si legge nell'interrogazione - "La legge di stabilità del 2016 ha sanato queste irregolarità come si evince dal bollettino degli Idrocarburi del MISE guidato dalla ministra Guidi, in data 31 dicembre 2015. Si è cioè sanato a posteriori la illegalità, attraverso la modifica della disciplina della normativa sulla durata delle concessioni legandola alla vita utile del giacimento con effetto retroattivo: un bel regalo alle compagnie petrolifere! Proprio questo tema è oggetto del prossimo referendum del 17 aprile.

Le concessioni produttive scadute e beneficiarie del regalo della modifica legislativa introdotta dalla legge di stabilità sono in Italia  9, per le acque abruzzesi è stata rilasciata la B.C 5- AS scaduta il 12 novembre 2014 : 5 piattaforme e 4 pozzi in un'area vicina alla costa nord di Pescara. La società concessionaria è la ADRIATICA IDROCARBURI ( 100% ENI ).

IL FONDATO SOSPETTO E' CHE SI SIA VOLUTO SCONGIURARE L'IPOTESI DI UN IMMINENTE SMANTELLAMENTO DELLE PIATTAFORME, A COSTI ELEVATI PER LE COMPAGNIE, come ben evidenzia l'inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano.

Inoltre vi è il capitolo oscuro delle concessioni non più produttive con scadenze lontane nel tempo e le piattaforme mai smantellate. In Abruzzo la B.C 1 LF della Edison è scaduta il 27 agosto 2015.

Di fronte a istanze di proroga delle concessioni presentate con largo anticipo sulle scadenze originarie il MISE non ha effettuato le verifiche necessarie ed è stato inadempiente non bloccando la produzione di idrocarburi oltre la scadenza prevista.

Il fatto che sia arrivata la benevola sanatoria dal 1 gennaio 2016, con la legge di stabilità, rende ancora più evidente la opacità del comportamento  del MISE e dei suoi uffici preposti all'esame tempestivo delle autorizzazioni alle concessioni e proroghe alle compagnie petrolifere.

Alla luce di siffatti elementi, il Deputato SI Melilla chiede quali iniziative il Premier intenda assumere per accertare la gravità dei fatti sopra denunciati e rimuovere i responsabili di questo comportamento al fine di fare chiarezza e affermare l'interesse generale al risanamento ambientale e alla libera concorrenza del mercato.

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