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Per il nuovo quinquennio a San Salvo

Considerazioni di un ospite neutrale

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Rinnovati i complimenti per la nettissima riconferma del Sindaco Magnacca e di parte della sua squadra, desidero riproporre alcune considerazioni (questa volta corredate da alcune foto, molto esplicative), forse troppo in fretta messe fuori gioco da altre notizie.

Per quanto ho potuto constatare di persona, la campagna elettorale appena conclusa mi ha piuttosto deluso, soprattutto perché  mi è sembrato che tutti gli schieramenti si sono presentati al pubblico prevalentemente per parlar male dei loro... contendenti? No! Veri e propri nemici, visti i toni utilizzati che hanno caratterizzato e accomunato le strategie di comunicazione dei diversi, opposti schieramenti. E mo riferisco anche a quelli che dicevano di voler dar voce ai fatti, più che alle parole.   

Ne parlo solo ora che i giochi sono fatti, con l’unica ambizione che queste mie considerazioni possano essere utili a chi dovrà occuparsi dell’ulteriore crescita di San Salvo, una città giovane e ancora in espansione (crescita che mi auguro non debba essere più soltanto demografica e immobiliare). 

Salvo che io non sia stato abbastanza presente o che mi sia molto distratto, durante la campagna elettorale non mi è sembrato di assistere a nessun significativo colpo d’ala, a nessun moto d’orgoglio vero, a nessuna voglia di pensare a un’idea guida. Un’idea sola, ma strategica. Un’idea, insomma, cui ogni altro progetto particolare o specifico debba conseguentemente ispirarsi e nella cui logica debba potersi inquadrare e sottostare. 

Forse (ma credo che sia proprio così) tutto questo è dipeso dall’evidente timore di poter urtare l’interesse di questa o quella categoria di elettori. 

Penso, perciò, che si sia trattato di una campagna elettorale ‘rassegnata’. Per una sorta di rassegnazione a un consolidato status quo che ancor oggi consente (giusto per fare un esempio macroscopico) a molte centinaia di edifici disseminati in tutta la città di rimanere incompiuti da decenni, testimoni involontari dell’inefficienza di una macchina amministrativa che ne consente la sopravvivenza, con buona pace del decoro cittadino e delle stesse condizioni di sicurezza e dell’ordinata, civile convivenza. 

Per non parlare di quel vero e proprio monumento all’inutilità e allo spreco rappresentato dalla grande incompiuta: il teatro! Chissà poi perché si continua a chiamarlo così, quando teatro pare non debba diventare mai. Meglio, allora, chiamarlo ‘totem’, giusto per dargli un tono esotico, forse addirittura accattivante. Ne ho già parlato più volte, in questa stessa rubrica.

Né ho mai sentito parlare - in campagna elettorale - di manutenzione ordinaria, quella che costituisce l’ABC perché i cittadini possano contare su una vita da vivere con quotidiana serenità: penso alle caditoie stradali (foto) (più comunemente note come ‘tombini’) che per la stragrande maggioranza sono completamente ostruite e quindi incapaci di svolgere il ruolo per il quale sono state inventate e messe in opera. 

E penso al servizio di pulizia stradale che non è certamente preciso e puntuale (foto), aggravato dall’assenza dei cestini per lunghissimi tratti delle più lunghe e frequentate arterie cittadine... eccezion fatta per corso Garibaldi, dove - però - praticamente non passeggia quasi nessuno.

Potrei anche citare le deplorevoli conseguenze di un ‘distratto’ (sciatto?) servizio di raccolta rifiuti se è vero che, perfino in pieno centro, ai margini della villa comunale, di fronte ai portici di via Istonia, proprio dove i cittadini aspettano le autocorriere, da molto tempo (troppo) alcuni bidoni rotti (foto) fanno bella mostra di sé e lasciano percolare il loro contenuto.

Ma penso anche al Centro dei Servizi Culturali (dovrebbe essere il biglietto da visita di una città che crede nell’insostituibile e primario compito della cultura in ogni consesso sociale): la vista dall’esterno colpisce per lo stato di deplorevole degrado dell’edificio, tanto più evidente dopo la stridente, apprezzabile sistemazione del contesto esterno per rendere onore (nientemeno!) che al già citato ‘totem cittadino’. 

Potrei continuare, ma chi fosse davvero interessato a questi argomenti può rileggere i miei precedenti interventi, tutti ancora facilmente consultabili su questo stesso sito.

Ho parlato di rassegnazione, ma potrei dire ‘assuefazione’, visto che nessun altro agita  questi argomenti; sono troppo pochi quelli che segnalano le inefficienze cittadine... e non già per ‘sparlare’ della città o perché non la amino (come qualcuno ha adombrato in campagna elettorale), ma forse proprio perché la amano per davvero, e non solo a parole!

D’altra parte, che a San Salvo sia davvero diffuso e radicato un senso di endemica assuefazione, lo testimonia la circostanza che in una cittadina giovane (e perciò stesso potenzialmente evoluta) non si trovino tracce, per esempio, del Movimento grillino: un altro segnale! L’esplicita conferma di quanto rassegnata sia la cittadinanza.

E qui mi fermo, per il rispetto delle altrui convinzioni che, specie quando diventano maggioranza, hanno tutto il diritto di esistere e di essere rispettate. Fermo restando che è altrettanto legittimo che, di volta in volta, le convinzioni della minoranza possano, anzi debbano diventare oggetto non già di sterile polemica, ma di critica costruttiva, di sano confronto e, meglio ancora, di lungimirante proposta.

Romolo Chiancone

 

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