L'avventura finisce: la serie D è del Fara

Dopo aver lottato per quattro set, le ragazze della BTS devono arrendersi

| di Elvira Anna Tenaglia
| Categoria: Sport
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E il sogno svanisce, per mano della fuoriclasse del Fara, Marcela Corzo, che mette a terra l’ultimo pallone. Giusto così, lei, che con la sua classe intatta, nonostante qualche primavera in più sulle spalle, che si notano solo se leggi attentamente la carta d’identità, e mai sul campo, dove gioca con la grinta di una ragazzina, ha guidato le atlete del vivaio di Fara, alla vittoria del Campionato di Prima divisione Femminile.
Partita bellissima, sempre accesa, ad eccezione del primo set, dove la BTS arranca. Nel secondo parziale invece le padrone di casa reagiscono e combattono, aggiudicandosi il set. Nel terzo, BTS davanti, grazie al breack in battuta di Muratore V., ed attimi di terrore, quando, durante un’azione fortuita di gioco, la palleggiatrice di casa, Ronzitti I., finisce a terra, tenendosi la caviglia, con gli occhi lucidi per il dolore, ma soprattutto per la paura di provare a poggiare il piede a terra, per la paura di non potercela fare: attimi in cui, molte hanno trattenuto il respiro, altre si sono lasciate andare allo sconforto, ma le ragazze nate negli anni ’80, hanno ben altra pasta e rigore delle ultime generazioni. Perché Ronzitti, ha stretto i denti, oltre che i lacci delle scarpe, un po’ di ghiaccio ed ha ripreso il suo posto in mezzo al campo, tra gli applausi del pubblico. E i polmoni delle sue compagne, hanno ripreso aria dopo qualche secondo di troppo.
Il terzo set, però và al Fara, dopo che la BTS lo aveva condotto per la maggior parte del tempo. Nel quarto parziale, partono meglio le avversarie, la BTS insegue, raggiunge e sorpassa. Ma non basta. Le ragazze del Fara ricominciano a macinare gioco, e la BTS subisce. Qualche errore di troppo in ricezione, e il Fara conquista il match point.
E il resto della storia lo conoscete già…

L’ultimo pallone cade a terra, esplode la festa nella metà campo del Fara, mentre in quella sansalvese c’è l’altra faccia della medaglia: tristezza, delusione per un sogno che era lì, a portata di mano, ma che è stato portato via, da atlete che oggi, ahimè, meritavano di più, per quanto espresso in campo.

 

" Della finale del 19 Maggio, ricorderò, il saluto a inizio gara, quando ho alzato gli occhi, e ho visto la nostra Paoletta, con gli occhi velati da un misto di tristezza, per non poter essere con noi in mezzo al campo, e di felicità, perché ha un compito molto più importante da portare a termine, gli occhi di Virginia, la sua grinta la sua carica, la sua rabbia per qualche pallone non arrivato, la sua adrenalina, blianciata dalla compostezza di Tonia, “lei che guarda il campo da lassù”, lei che qualsiasi cosa faccia, lo fa con eleganza, che sia una ricezione “plastica”, o una sassata in attacco nel campo avversario, lei che anche se ha bisogno di conforto finisce lei per essere di conforto a te, perché dentro ha una forza speciale, ricorderò la nostra bellissima bionda Michala, con la sua simpatia a stemperare i momenti difficili, e le sue “mazzate” a mettere tutti d’accordo(mazzate sulla palla ovviamente ndr), il nostro capitano Katia, la sua dolce ingenuità, la sua preoccupazione, ma anche il carattere che ha tirato fuori quando la partita si è fatta difficile, il volto spaventato di Ilda quando si è fatta male, ma non per la paura di essersi presa una distorsione, ma per la paura di lasciarci da sole, le voci di Corina ed Anisia, che incitavano dalla panchina, il volto tirato di Pascal per non essere riuscito nell’impresa,  la commozione del Mister avversario, che dopo 29 anni di carriera, dopo aver sfiorato una promozione in A2 con il Lanciano, si commuove per la vittoria di un campionato di Prima divisione, ricorderò quell’interminabile saluto a fine gara, a quei complimenti che volevo fare al capitano del Fara, ho mosso le labbra, ma non sono riuscita ad emettere alcun suono, a quell’abbraccio con le mie compagne, gli occhi lucidi, quell’urlo sussurrato invece che gridato, la fretta di andare via, via da quel campo che oggi, ha regalato il sorriso ad altre atlete. "


Gioia, dolore, passione, sacrifici, la crema per scaldare la spalla, benzina invece del diesel, scommesse vinte e pizze riscosse, tecar a gogò, docce tiepide tendenti al freddo, scotch per le dita come fosse l’eldorado, , troppo avanti in ricezione, l’elastico perduto, fuori dal muro in difesa, lampade ustionanti, “il campo da controllare”.
GRAZIE DI TUTTO RAGAZZE

Elvira Anna Tenaglia

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