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Appuntamento con lo sport: l’Apnea Team Abruzzo Asd

Continuiamo con gli sport strettamente legati all’acqua con la squadra di apnea

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Torniamo puntuali, come ogni giovedì, con la nostra rubrica sportiva. Per seguire il percorso cominciato con la scorsa puntata continuiamo trattando uno sport acquatico che non è il nuoto che tutti conoscono. Al contrario ci sono atleti che non si limitano a percorrere vasche senza sosta, ma preferiscono restare fermi o scendere in profondità: stiamo parlando dell’Apnea Team Abruzzo. Per conoscere le peculiarità di questa disciplina abbiamo avuto modo di parlare con il presidente della società Piero Tomeo e con il consigliere Giuseppe Consilvio.

L’intervista

Tutti vedono la piscina come il tempio del nuoto, ma pochi sanno dell’esistenza di questa alternativa. Come e quando è nata l’idea di costituire una squadra di questo tipo? E come è nata in la vostra passione?
Dal punto di vista storico siamo una società giovanissima, visto che abbiamo mosso i primi passi solo nel corso della scorsa estate. Io inoltre collaboro – ci spiega Piero – anche con l’associazione Vivi il mare di Vasto che si occupa di immersioni subacquee classiche. L’idea non è invece così recente visto che comunque soprattutto io vivo la mia passione per il mare e per l’elemento acqua sin da quando ero bambino; infatti ho preso il primo brevetto da sub a quindici anni (il primo anno possibile) poi nel corso degli anni cominciano a entrare in gioco un meccanismo evolutivo che ti comincia a far pensare che puoi spingerti sempre oltre. Per questo motivo ho cominciato a guardarmi intorno e anche dopo qualche esperienza con il nuoto canonico mi sono avvicinato nel 2007/08 a questa nuova disciplina. Da li è poi cominciata l’ascesa, in termini di brevetti, che mi ha portato a creare la scuola attuale e la squadra agonistica con la quale parteciperemo alle gare. Posso anche aggiungere che il brevetto per l’insegnamento dell’apnea è differente da quello da istruttore di nuoto visto che la pratica è del tutto diversa. Infine nel corso degli anni sono nate diverse scuole sia di insegnamento che di pensiero, io stesso ho preso il brevetto di tipo PSS (Professional Scuba School).

Hai accennato anche all’eventuale partecipazione a delle gare. Come vengono organizzate queste competizioni?
Fondamentalmente le competizioni di apnea sono individuali oppure a squadre e in entrambi i casi le gare sono di due tipi: apnea statica e dinamica. Nel primo caso la vittoria si raggiunge solo in base al tempo che si passa senza respirare; l’altra opzione si basa invece sui metri percorsi ovviamente senza riprendere fiato. Per quest’ultima tipologia di competizione si utilizza la monopinna, attualmente più performante, partendo da una posizione eretta ma comunque immersi nell’acqua. La posizione verticale viene preferita perché favorisce il rilassamento muscolare che è alla base della buona riuscita dell’apnea. Un elemento di disturbo è tuttavia costituito dal giudice di gara che ovviamente è tenuto a fare il countdown all’atleta. È una distrazione che può compromettere la tranquillità dell’apneista che quindi deve essere in grado di gestire la tensione per non irrigidirsi troppo e rischiare di non raggiungere il suo obiettivo.

C’è un limite minimo o massimo di età per poter praticare l’apnea?
Secondo me no, in linea di massima chiunque può praticarla a patto che si possegga un minimo di acquaticità. Quello che realmente conta è avere la voglia di porsi dei limiti e tentare costantemente di superarli; ovviamente se poi si insegue un risultato ‘certificato’ il primo brevetto lo si acquisisce a quindici anni anche se esiste comunque l’apnea per bambini che viene insegnata sotto forma di gioco. Io stesso ho l’abilitazione per queste età ma, secondo me è difficile che un ragazzo abbia la voglia di avvicinarsi a questo sport visto che in genere quanto più si e giovani tanto più si cerca un tipo di competizione immediato e non così ‘rilassato’.

Poc'anzi hai accennato anche alla capacità dell’atleta di mantenere la calma. Partendo da questo punto quanto incidono l’aspetto psicologico e quello fisico sulla prestazione dell’apneista?
Mente e corpo devono essere allenati di pari passo. Mi spiego meglio: il training autogeno è di certo fondamentale, ma se i muscoli non sono in grado di rispondere è difficile riuscire nell’intento prefissato. Non a caso l’allenamento fisico si svolge sia in acqua che a secco per poter abituare i muscoli all’assenza di ossigeno. Una volta abituato il muscolo bisogna anche allenare la mente di modo che anche in condizioni di fatica e di ‘bruciore’ la testa possa imporre al muscolo il movimento.

E se qualcuno dovesse farsi prendere dal panico mentre è sott’acqua?
Sicuramente questa è una possibilità da non sottovalutare, tuttavia l’atleta si allena proprio in previsione di queste difficili situazioni quindi, in alcuni casi, il panico sopraggiunge soprattutto se si è sottovalutata una serie di variabili. Per esprimere al meglio questo concetto bisogna tener presente che una volta entrati in acqua ogni sensazione viene amplificata, quindi il bravo apneista dev’essere in grado, se necessario, di evitare l’immersione.
È anche vero che l’apnea si conduce sempre in due però se non si è sicuri di aver riposato abbastanza – ad esempio – è sempre meglio cercare di correre la minor quantità di rischi possibile. Per questo motivo è fondamentale conoscere i propri limiti e, soprattutto il proprio corpo, sia per l’apnea statica che la dinamica; questa è la base fondamentale anche dei nostri corsi in cui cerco di insegnare a capire ed ascoltare il proprio corpo.

Quando si fa l’apnea dinamica in genere si scende, la risalita è pericolosa come nel caso dei sub?
Esatto, nella maggioranza dei casi l’apnea dinamica prevede una discesa con un punto di riferimento costituito da un cavo guida. Tuttavia le velocità di discesa e risalita non hanno limiti di velocità giacché i polmoni partono già pieni d’aria e non si adattano relativamente ai metri di discesa quindi restano sempre delle stesse dimensioni. Considera, inoltre, che come dicevo l’apnea si conduce sempre in coppia di modo che in caso di problemi l’assistente possa darti una mano essendo lui avvantaggiato perché comunque parte in ritardo rispetto al performer. Durante la risalita, infine, i due apneisti si guardano negli occhi e restano a distanza di un braccio sempre per una questione di sicurezza. Quelli più importanti sono comunque gli ultimi metri visto che tutti hanno fame d’aria e, una volta tornati in superficie si rischia di avere una sincope, pertanto l’assistente ha anche il compito di tenere le vie respiratorie libere.

Per le vostre immersioni vi spostate molto o rimanete in zona?
A dire il vero dipende dalla profondità che si vuole raggiungere, per quelle maggiori ci muoviamo perché il fondale della zona è basso e sabbioso e si crea uno strato di melma in sospensione che non permette di vedere a molta distanza quindi per condurre delle belle escursioni in genere andiamo alle isole Tremiti e, per il futuro, stiamo anche cercando di organizzare delle sessioni nel Salento o nella zona amalfitana.

Se qualcuno volesse cominciare a provare questo sport come può fare?
Per questo battiamo attentamente tutti i canali di comunicazione dai social network a internet con il nostro sito. Poi basta contattarci per capire quando comincerà un nuovo corso volto all’acquisizione del brevetto.

A livello economico quanto è pesante questo sport?
Sotto questo punto di vista fortunatamente ci aggiriamo su cifre del tutto abbordabili, a differenza dei sub che vanno incontro all’acquisto di una vasta dotazione. Al contrario a noi serve una muta (il cui costo va dai 150/200€), le pinne da apnea che sono un po’ più lunghe di quelle canoniche (il costo è di circa 90€) e infine una maschera (che costa sui 50€ di buona qualità).

Il modo di pensare dell’apneista si riscontra anche nella vita quotidiana? Inoltre ci sono atleti che riescono meglio in un tipo di apnea piuttosto che in un altro?
Sicuramente si. Tutto ruota intorno al modo di pensare e gestire il corpo con le relative emozioni; infatti, l’apneista deve avere la capacità di restare calmo anche davanti alle provocazioni, magari subite anche sul posto di lavoro. Anche per questo motivo l’apnea è disciplina sportiva, ma necessita di un impegno costante che permette di raggiungere gli obiettivi prefissati. Per quel che riguarda l’atleta è logico che ci siano delle preferenze tra la dinamica e la statica, io stesso ne sono un esempio, visto che preferisco di gran lunga la variante statica.
Nel mio caso ritengo di avere una mentalità forte che deve gestire il 99% della prestazione anche perché per respirare con il capo sotto il pelo dell’acqua è facile visto che basta muovere un minimo la testa per abbreviare la sofferenza. Infine, posso dirti che ho notato una cosa nel corso del tempo: le donne nell’apnea dinamica sono molto più eleganti degli uomini che in genere puntano più alla competizione immediata.

Chiudiamo con i corsi che attivate con la vostra società.
Volentieri. Gestiamo due diversi corsi, uno di base (free diving) il cui fulcro è costituito dalle tecniche di respirazione e rilassamento. Le lezioni sono sia teoriche che pratiche e riguardano in un primo momento l’apnea statica e solo dopo quella dinamica che serve soprattutto per affrontare altre profondità. Il secondo livello è invece un livello avanzato (advanced) che è di certo più approfondito. Tuttavia ciò che rimane costante è il tempo di allenamento in acqua di un’ora e mezza per entrambi i corsi.
L’agonista si allena a secco una o due volta a settimana, con la stessa frequenza conduce anche allenamenti in acqua. Ovviamente se si preparano le gare queste cifre possono variare in base alla distanza dalla competizione. Non ti nego che stiamo organizzando ulteriori stage con Homar Leuci, campione di apnea dinamica.

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