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Alla riscoperta delle belle tradizioni popolari. "Lu foche de san Tumasse"

Si celebra oggi a San Salvo

| di Giuseppe Catania
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Fuoco di San Tommaso - 20 Dicembre 2010

Tra le più avvincenti tradizioni popolari che appartengono alla civiltà del popolo abruzzese, ha notevole risonanza quella che si svolge a San Salvo (Chieti) in occasione della ricorrenza de "Lu fòche de San Tumasse".

Occorre risalire alla prima metà del 1700 per ricercare le origini dì tale bellissima manifestazione che non ha mancato di accendere la fantasia della popolazione di San Salvo che, nel corso degli anni successivi ha tramandato il significato di un fatto di cronaca che appartiene ormai alla storia cittadina.

Che poi alla rappresentazione che affonda le sue radici ad un fatto religioso, si colleghi l'aspetto solitamente popolare e folkloristico, come la sagra delle salsicce, è un motivo di costume che rinnova, altresì, la consuetudine di abbinare svaghi e divertimenti, specie quando si offre il pretesto, come in questo caso, per celebrare taluni aspetti gastronomici, propri della spontanea e genuina produzione della località sansalvese.

Sembra che nel dicembre del 1745 una Commissione di notabili di San Salvo, in rappresentanza della comunità e del clero, che avevano a protettore San Vitale, si recasse a Roma per ricevere le reliquie del santo martire della fede cristiana, sposo a Santa Valeria e padre dei Santi Gervasio e Protasio.

L'urna che conteneva le reliquie del santo martire, trasportata su un carro trainato da tre pariglie di focosi destrieri, venne accolta trionfalmente da una grande fiamma accesa nella piazza principale. I sansalvesi avevano predisposto un fuoco alimentato da rami che ciascun popolano aveva raccolto durante la giornata per illuminare la piazza durante la notte, in attesa dell'arrivo del convoglio che trasportava le reliquie di San Vitale, tra preghiere e inni sacri.

Grande fu l'ovazione quando il carro fece ingresso nel paese, tra spari di mortaretti e luminarie che infiammarono la processione dei fedeli lungo le strade del paese, fino alla Chiesa.

Profondamente devoti a San Vitale (la festa è solennizzata il 28 aprile, insieme a quella di Santa Valeria) i sansalvesi amano ricordarne la traslazione dei resti con la rievocazione de "Lu fòche de San Tumasse", nella antica coreografia, anche per accostare la data del 20 dicembre a quella che fa memoria di un altro grande Santo, San Tommaso d'Aquino, 'angelico" dottore del XIII secolo.

"Intorno a questa bellissima manifestazione, però dicono gli organizzatori - nel corso dei decenni sono avvenuti fatti che man mano si sono coloriti splendidamente di tutti gli ingredienti che la fantasia popolare dispensa da sempre, in queste occasioni, a piene mani".

Non sappiamo se per coincidenza il grande fuoco che riscaldava ed illuminava l'attesa dei sansalvesi all'arrivo delle reliquie di San Vitale martire, debba essere accostato a quello della candela che San Tommaso d'Aquino, nelle notti insonni, poggiava sulla pagina della dottrina cristiana senza fondo, cioè la Teologia, la scienza di Dio, incurante talvolta del dolore delle scottature che il cero, consumandosi, bruciava le mani del santo.

Che l'amore ed il trasporto nella dottrina cristiana nei cuori dei sansalvesi fosse così profondo si ha conferma in queste manifestazioni di fede che vogliono, così, riaffermare quanto grande sia la perseveranza nel mantenere deste le tradizioni popolari radicate nella millenaria civiltà delle nostre genti.
 

Tratto da http://noivastesi.blogspot.it/

Giuseppe Catania

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