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Camping Europa: 30 anni di lavoro portati via dall'acqua

A una settimana dall'alluvione nessun sopralluogo dell'amministrazione comunale

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Muri abbattuti, locali invasi dal fango e una stagione turistica a forte rischio. È il bilancio dell’esondazione del torrente Buonanotte sull’altra sponda, quella vastese.
A riportare i maggiori danni sono stati i vivai Spadaccini (guarda) e il camping Europa, entrambi costeggiano il torrente.

Nel camping c’è il segno della furia delle acque; si comprende che non si è trattato di un allagamento progressivo, ma di uno straripamento violento in grado di abbattere spesse pareti di mattoni e trascinare pesanti blocchi di cemento.

A ormai una settimana dall’alluvione, fervono i lavori, ma nei titolari c’è forte pessimismo. «Di solito aprivamo a Pasqua, ma ora non è possibile», esordisce Maria Cilli, originaria di Torrebruna, per anni a capo del camping, che oggi ha passato le redini al figlio.
Tra i bungalow era in corso la potatura degli alberi. L’acqua è venuta giù dalla limitrofa pista ciclabile sfondando le barriere e portando all’interno del recinto fango, pietre e canne strappate lungo il percorso non pulito del torrente per poi abbattere la recinzione sul lato mare e finire nell'Adriatico.

Il camping Europa conta tanti storici clienti affezionati; molti di loro hanno deciso di venire a vedere la situazione trovando il proprio bungalow invaso dal fango. Una coppia sta finendo di pulire, un altro turista ispeziona il proprio camper spostato dalla corrente.
La signora Cilli racconta che nel ristorante c’era mezzo metro di fango; una prima pulizia è stata fatta, ma per tornare alla normalità bisogna prima sistemare l’area esterna. L’acqua ha abbattuto anche alcuni lampioni, l’area è costellata di elettrodomestici ormai inservibili. «I frigoriferi li siamo andati a riprendere al mare», aggiunge la signora Maria.

La prova visiva della furia del torrente arriva però dall’area riservata agli spettacoli. È qui che le pareti e i blocchi di cemento delle gradinate sono stati spazzati via come leggeri fuscelli.

Non ci sono solo i danni dell’alluvione nel conto, ma anche il completo abbandono delle istituzioni locali. «Dopo una settimana – dice l’altro socio del camping, originario di San Salvo – non si è fatto vivo nessuno, neanche per chiederci se stavamo bene. Stamattina due dipendenti comunali hanno chiuso la pista ciclabile, ma nessuno dell’amministrazione di Vasto o della protezione civile si è degnato di venire a vedere con i propri occhi la nostra situazione».

Un’assenza grave, una mancanza, che ha anche risvolti pratici, «Come facciamo a intervenire per il ripristino nell’area degli spettacoli, non sappiamo se possiamo accedere all’area confinante di proprietà comunale. Il sindaco di San Salvo è stato presente durante le fasi dell’emergenza, qui non si è fatto vedere nessuno! Abbiamo anche scritto alla Prefettura».

In attesa di qualche cenno dal Comune di Vasto, si lavora per ripartire, ma con la consapevolezza che sarà molto dura: «Abbiamo già dovuto disdire alcune prenotazioni. Per Pasqua non ce la faremo, chissà per l’estate… Chi viene a vedere com’è ridotto oggi il camping è probabile che la prossima estate decida di andare altrove».

Amara e nostalgica la conclusione della signora Maria: «Abbiamo comprato questi terreni 30 anni fa. Durante l’inverno sto a Torrebruna, perché mi piace stare al mio paese, mio figlio non voleva neanche farmi vedere quello che era successo. Tutti i fiori e le piante che vedete sono stati piantati da mio marito, lui non c’è più da 17 anni. Ora – trattiene a stento le lacrime – è andato tutto perso. 30 anni di lavoro e di sacrifici e non c’è più niente».

LEGGI: IL POST ALLUVIONE A SAN SALVO MARINA

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