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La ‘costanza’ è sempre una qualità?

| di Romolo CHIANCONE
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nel vocabolario Treccani la ‘costanza’ viene definita come la “qualità d’esser costante, perseverante, fermo”. Seguono alcuni modi di dire (“Avere costanza nel bene, nei propositi, negli affetti, nello studio”; ma anchein costanza di matrimonio; in costanza di rapporto di lavoro”) e una citazione Leopardiana: “Dove l’armi e il valore e la costanza?”

Mi pare, perciò, di poter affermare che al sostantivo ‘costanza’ viene attribuita una valenza positiva... con l’eccezione di San Salvo, dove ho avuto modo di scoprire che spesso la parola ‘costanza’ può assumere un’accezione negativa. 

Per esempio quando la vediamo di fatto accostata alla ‘impuntualità’

Mi riferisco alla costanza di quegli inevitabili ritardi (quasi maniacali) con i quali, negli ultimi anni, ha avuto inizio ogni pubblico evento programmato dall’amministrazione comunale nel quadro dei calendari estivi. 

Nello specifico devo segnalare che, per le manifestazioni in città, il ritardo rispetto all’orario comunicato (normalmente ore 21) ha oscillato mediamente fra i 30 e i 45 minuti; per le attività programmate alla Marina, invece, è tassativo lo slittamento dalle ore 21 alle ore 22.

E allora? Un bell’esempio di costanza, anzi, per certi versi, di certezza! 

Peccato però che chi è abituato a rispettare gli orari debba ogni volta annoiarsi a lungo in attesa che l’evento abbia inizio e debba, conseguentemente, riorganizzare la scaletta dei propri impegni successivi.

Mi chiedo quale sia l’eventuale, effettivo impedimento al rispetto dell’orario annunciato. o se, invece, si tratti solo di una pessima, consolidata, ‘costante’ abitudine: un vizio, per usare un altro termine.

Ma se anche si trattasse soltanto di inevitabili lungaggini per l’allestimento dell’evento (non entro deliberatamente nel merito), basterebbe spostare (e indicare) un più credibile orario di inizio: per il rispetto del tempo e della pazienza altrui. 

Perché fra i vari compiti di una sana compagine amministrativa, a mio giudizio, dovrebbe primeggiare una lungimirante opera non dico di educazione, ma almeno di guida e indirizzo della normale vita cittadina. Ma certamente non una consapevole opera di ‘diseducazione’: perché tale è il risultato del mancato rispetto degli orari!

Perché in tal modo la ‘costanza’ non sarà più quella qualità di cui parla il vocabolario Treccani, ma finirà per diventare una deprecabile ‘patologia cronica’.

Mi auguro perciò di non dover più attendere quasi un’ora l’estate prossima per poter assistere agli eventi che (mi auguro) continueranno a essere promossi e realizzati dall’amministrazione comunale, che desidero ringraziare... “A PRESCINDERE ! ”, come direbbe Totò.

 

Romolo Chiancone

 

Romolo CHIANCONE

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