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San Salvo, una terra dove i sogni si possono realizzare

La storia di Felicia Zulli

| di Maria Cristina Di Carlo
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Licia Zulli è una donna che ha scelto di realizzare, a San Salvo, un sogno ed è, oggi, un'affermata professionista nel settore del management sociale. I risultati del suo lavoro rappresentano un vanto per la nostra città e un interessante modello di impegno professionale nel settore etico.

La sua storia comincia quando, iscritta alla facoltà di Economia e commercio, quasi alla conclusione di quel corso di studi, Licia si rese conto che il management aziendale, finalizzato unicamente al perseguimento del profitto, non era la strada più adatta a lei e al suo modo di essere. Si sentiva vicina ai temi sociali e iniziò a pensare a come avrebbe potuto adeguare, alla sua nuova consapevolezza, l'orientamento del suo futuro professionale. 
Dopo la laurea, frequentò dei corsi di specializzazione in Cooperazione internazionale e management delle imprese sociali. Successivamente si trasferì a San Salvo.

L'impatto con la nostra città è stato forte. Ciò che più la colpì fu l'assetto urbanistico della città, nel quale riuscì a leggere e cogliere la stratificazione sociale di una comunità cresciuta forse troppo velocemente.
Qui, Licia trovò il suo primo impiego all'interno del Progetto Atlantide, che considera ancora oggi un'esperienza decisiva per lo sviluppo del suo futuro professionale. Questa esperienza è stata, infatti,  significativa perché, da un lato, le ha permesso di legarsi profondamente alla sua nuova città e, dall'altro, le ha consentito di conoscere da vicino alcune dinamiche sociali che le sarebbero potute sfuggire ad un sguardo globale. 
Si rese conto che, probabilmente per una serie di motivi storici e non solo, il tessuto sociale cittadino presentava delle debolezze, ma pensò anche che quei punti di debolezza si potevano trasformare in elementi di forza.

Così, dopo qualche anno, decise di lasciare l'impiego al Progetto Atlantide per provare a mettersi in gioco. Voleva impegnarsi affinché la comunità potesse avere una maggiore opportunità di crescita. Voleva provare, attraverso la professionalità e le competenze acquisite nel suo percorso formativo, a realizzare progetti che le permettessero di trovare i fondi necessari a concretizzare quelli che considerava degli importanti interventi sociali. 

Oggi possiamo dire che la sua intuizione è stata quella giusta. La sua capacità di andare oltre le apparenze e il suo coraggio di scommettere su se stessa le hanno permesso di realizzare, grazie anche al grande contributo di chi ha sempre lavorato al suo fianco, nel corso di quindici anni, numerosi servizi e attività per i giovani, le donne e gli immigrati.

Solitamente, con una certa superficialità, si tende a giudicare solo i risultati senza riflettere su ciò che si nasconde dietro a quei risultati. Ma, nella storia di Licia, l'aspetto che più colpisce è proprio quello che non si vede, ciò che lei stessa ha definito «il lavoro nascosto»: la fatica, l'impegno, la tenacia, la forza di resistenza, la straordinaria capacità di saper leggere le dinamiche in atto e la capacità di ricontestualizzarle, il continuo rimettersi in discussione, la disponibilità a cambiare e la generosità.

Una storia questa che ci racconta un successo. Ma ci racconta soprattutto che se davvero lo vogliamo allora i sogni sono realizzabili, anche nell'ambiente che, apparentemente, ci sembra il meno vocato al cambiamento che cerchiamo. 

Maria Cristina Di Carlo

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